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Mercoledì, 11 Maggio 2016
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La Storia

Gli inizi...

 

 

 

 

Durante la prima fase della carriera di pilota, Giorgio Mazzilli usò le migliori moto da regolarità allora presenti sul mercato (Gilera, Capriolo, Laverda, ecc), ricavandone una particolare impressione.
Quello che al pilota Giorgio non piaceva troppo derivava dal fatto che quasi tutte le moto in uso sui campi da gara erano parenti troppo stretti dei modelli stradali.

La conseguenza era quindi un assetto di guida, ed un telaio, non in sintonia con l’uso specifico richiesto dalla tipologia di gara.
Incominciò, nella testa di Giorgio, a farsi strada l’idea di costruire da sè la moto che potesse soddisfare completamente le proprie e magari le altrui esigenze.

 Il lavoro portò il futuro costruttore per qualche anno in giro per il mondo a disegnare e realizzare complicati impianti industriali per conto di compagnie del settore, distogliendolo, di fatto, dal progetto motociclistico.
Verso la fine degli anni 60, tornato a casa dal lungo viaggiare, riprese le gare di regolarità incontrando ancora gli stessi problemi che lo avevano assillato prima dello stop imposto dalla sua prestigiosa attività.

 Fu la molla definitiva che portò Giorgio Mazzilli a sedersi al tecnigrafo e ad iniziare lo studio e la progettazione della moto da lui ritenuta ideale.

Siamo nel Gennaio 1969, quando dalla matita di Giorgio scaturisce il prototipo equipaggiato dal motore Maico in configurazione cross. Lo studio del telaio è in ogni caso finalizzato alla costruzione di una piccola serie di moto da regolarità.

Nel Novembre dello stesso anno inizia la reale progettazione del modello da regolarità dotato del motore tedesco Sachs 125cc a 5 marce.

Sono datati inizi dell’anno 1970 i primi 5 esemplari con motori Sachs di 100 e 125cc destinati a lui stesso e ad amici-piloti (Toso, Picozzi, Galli).

 

Nello stesso anno, visto l’ottimo esito ottenuto sui campi da gara, Mazzilli realizza la sua prima serie costruendo circa 90 moto simili o con leggere modifiche, dove si evidenzia l’ottimo equilibrio del telaio e finalmente una centrata postura di guida, cosa che non mancherà di suscitare una grande curiosita' fra chi cercava un mezzo per affrontare le dure gare di regolarità.




Ma un progettista che si rispetti, cercherà sempre di migliorarsi, quindi nell’anno 1972 sedutosi nuovamente al tavolo da disegno, ecco la seconda serie (quella con il filtro sul serbatoio) ottenuta attraverso la dura sperimentazione e con il contributo fondamentale di due prototipi intermedi. La realizzazione di 100 esemplari e la partecipazione alla XXIV valli Bergamasche sosterrà, senza tema di smentita, la tesi della bontà del prodotto.
   

Siamo oramai nel 1974, periodo permeato da profonde rivoluzioni socio-culturali, che stimoleranno il nostro costruttore a disegnare una nuova livrea ben in sintonia con il momento storico. Le linee si fanno morbide e tondeggianti, il raccordo sella-serbatoio continuo, lo stile generale della moto più all’avanguardia. Altri 100 pezzi proietteranno la terza serie sui campi da gara nazionali ed internazionali

 

Giorgio Mazzilli ritenne giustamente che un modello di tale portata non avrebbe avuto bisogno di un drastico cambiamento, ma solamente di un affinamento per meglio valorizzarne le caratteristiche. Ecco nell’anno 1975 la comparsa della quarta serie che grazie ad una particolare marmitta sara' ricordata con il nick-mame “TUBONE”; le 90 moto costruite verranno considerate dalla critica come la somma finale delle capacità di intervento di Mazzilli su meccanica e ciclistica.

   

Ma i tempi mutano, ed anche le moto da regolarità devono purtroppo adeguarsi alle varie mode. Il serbatoio in alluminio, il portafaro e i parafanghi americani Preston della quinta serie certificano questo status; in ogni caso con le 50 moto costruite tra la fine del 1975ed il 1976 Giorgio Mazzilli scrisse la parola fine a questa meravigliosa avventura che coinvolse centinaia di appassionati, divenendo una delle massime icone della galassia fuoristradistica, ed apponendo attraverso la realizzazione della stupenda marmitta, di questa serie, la propria svolazzante firma.

 

                                                                                   Alberto  Riva

                                                                               Maurizio Boscariol

 

 

         

 

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